Karl
Popper
LA
RILETTURA
Popper dichiarò di
non essere uno specialista di Keplero ma un suo ammiratore.
Questa
predilezione del noto filosofo per lo scienziato tedesco deriva da una
caratteristica che li accomuna entrambi: l’amore che dimostrano di avere per la
verità e l’implacabile ricerca di essa.
Da
una deviazione di otto minuti d’arco, dall’ipotesi di orbite circolari
ipotizzate da Tycho Brahe, Keplero riuscì a scoprire le leggi che regolano il
moto dei pianeti.
Quest’ultimo
fece luce su una falsa opinione divenuta d’uso comune – l’esistenza delle sfere
celesti -, confutata antecedentemente dalle misurazioni di Brahe, ma che solo
egli stesso, per amore della grande armonia esistente nell’universo, seppe
verificare e controllare, portando a termine un’ardua impresa come quella di dimostrare
l’ipotesi delle orbite ellittiche compiute dai pianeti attorno al sole.
Keplero
imparava dai propri errori – Secondo Karl Popper, Keplero non
conosceva ancora il calcolo integrale ma intuitivamente era arrivato al calcolo
differenziale: ecco il motivo per il quale non insistette molto sulle prime due
leggi dei moti planetari. Fu poi Newton che riuscì a trovare la causa
dell’armonia cosmica nella forza gravitazionale. Sempre secondo Popper, Keplero
non fu lo scienziato che riprese le osservazioni del maestro Brahe, facendole
sue, ma fu colui che, sulla base di ipotesi e confutazioni empiriche e
imparando dai propri errori, giunse a delle conclusioni di vasta portata.
Perché dunque Popper considera Keplero il più grande dei “giganti”?
Il
più grande dei “giganti” – Quando Popper fa questa affermazione,
prende in considerazione la frase scritta in modo ironico da Isaac Newton nel
1676 al suo critico Robert Hooke (nei confronti del quale egli non provava
alcuna simpatia), nella quale lo scienziato affermava di aver fornito una
filosofia che vede lontano perché siede sulle spalle dei “giganti”. Tale frase
rappresentava in origine una sottile allusione alla postura curva di Hooke (e
in questo senso la filosofia newtoniana si elevava molto più in alto di quanto
non potesse fare lo stesso Hooke), ma assunse poi il significato comune di
riconoscere ai propri predecessori – Copernico, Keplero e Galilei – il merito
di aver posto le fondamenta dello sviluppo scientifico. Il grande filosofo
austriaco elogia Keplero perché il modo di procedere di quest’ultimo è il meno
dogmatico di tutti e, in quanto tale, molto vicino alla filosofia popperiana
che procede per prove ed errori.
Da http://www.emsf.rai.it/scripts/interviste.asp?d=79
Karl Raimund Popper su “Il metodo scientifico in Keplero, Newton, Whewell e Einstein”
Un
ruolo per l'induzione?
Non
riesco a scorgere alcun ruolo per l'induzione. L'induzione è un mito. Esiste un
solo metodo col quale procedere, ed è quello, ripeto, per tentativi ed errori,
che equivale al proporre ipotesi e a controllarle criticamente. Non abbiamo
altri mezzi e, sebbene per questa via, se siamo fortunati, potremmo anche
arrivare a teorie vere, mai potremo tuttavia conseguirne la certezza. C'è una
netta e fondamentale distinzione, infatti, tra teorie vere e teorie certamente
vere: il secondo tipo di teorie è qualcosa che non possiamo assolutamente
conseguire. La vera certezza non esiste per noi. Molto spesso conseguiamo
teorie vere, anzi: ci sono tante teorie non troppo astratte che, in effetti
sono, direi, praticamente vere con certezza”.
Secondo Popper, l'idea che la scienza si fondi sul metodo
induttivo si è affermata grazie all'enorme autorità di Newton. Questi, infatti,
pensò di aver dimostrato per via induttiva la validità della legge di
gravitazione universale . Assumendo l'esistenza di una forza d'attrazione
diretta verso il Sole e attraverso il principio d'inerzia, Newton pervenne ad
una dimostrazione della dinamica del sistema planetario. La dimostrazione
consta di una fase deduttiva, in cui gli assunti generali sono il principio
d'inerzia e la legge di attrazione centripeta. Ma per Newton la validità di
questi assunti generali si basa su una prova induttiva: si tratta della seconda
fase della dimostrazione. Newton riteneva che questi assunti potessero essere
ricavati induttivamente dalle leggi di Keplero, che Newton credeva che fossero
state stabilite a partire dalle osservazioni di Tycho Brahe. Ma, secondo
Popper, Newton sbagliava nel credere che Keplero avesse ottenuto le tre leggi
del moto planetario a partire dalle osservazioni. Anche Keplero giunse a
stabilire queste leggi non a partire dai dati osservativi, ma lavorando con il
metodo delle ipotesi, procedendo dunque per tentativi ed errori . Ciò fu
perfettamente chiaro anche a William Whewell , il quale, però, essendo un
sostenitore di Newton, diede una nuova formulazione al metodo induttivo senza
riconoscere apertamente il ruolo delle ipotesi e degli errori. Volendo
conciliare il metodo di Keplero con quello di Newton, Whewell non arrivò a
sostenere la necessità di essere critici nei confronti delle proprie ipotesi .
Se la teoria di Newton ha goduto di grande prestigio, influenzando anche
duraturamente le idee sul metodo della scienza, è perchè si è trattato di
un'ottima teoria, rimasta insuperata anche di fronte alla più recente teoria di
Einstein. Tra le due non c'è contrasto perché la teoria newtoniana può essere
considerata come un'approssimazione della teoria di Einstein: di nessuna teoria
si può affermare la verità assoluta, tantomeno dedurla dalle osservazioni. Le
teorie sono solo ipotesi non dimostrate. Del resto lo stesso Einstein, a
differenza di Newton, non pretese mai che la propria teoria fosse stata
dimostrata come vera . L'unico modo per mettere alla prova una teoria è quello
di confutarla. Il metodo per tentativi ed errori è un metodo universale, come
tanto agli uomini quanto agli animali: tuttavia, ciò che differenzia l'uomo
dagli animali è proprio la capacità di essere critici verso le ipotesi. Questo
atteggiamento critico tipicamente umano deriva dal linguaggio.
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