venerdì 19 aprile 2013


Approfondimento




L’epistemologia di Thomas Kuhn

Thomas Kuhn nacque negli U.S.A. nel 1922; studiò inizialmente fisica teorica e, a partire dal 1947, si concentrò sulla storia della scienza, esordendo con l’analisi della fisica di Aristotele. Nel 1957 pubblica La rivoluzione copernicana, frutto dei suoi studi di storia dell’astronomia. Nel
1959 scrive La tensione essenziale, in cui compaiono i primi concetti della sua epistemologia, ampliati ne La struttura delle rivoluzioni scientifiche, del 1962.

Già  nel  saggio  del  ’59,  Kuhn  affronta  il  problema   delle  rivoluzioni  scientifiche, esemplificate dal copernicanesimo, dal darwinismo e dalle teorie di Einstein. Egli rifiuta l’idea per cui le nuove scoperte e teorie scientifiche scaturirebbero da un processo cumulativo, cioè da una sequenza progressiva di scoperte e nuove teorie che darebbero luogo all’evoluzione dei saperi scientifici.

Secondo Kuhn ogni scoperta è sempre “rivoluzionaria”. Una “rivoluzione” comporta un radicale cambiamento del modo di vedere il mondo da parte della comunità scientifica.

Kuhn usa il termine “paradigma” per indicare l’insieme di teorie, procedure e regole, che sono  accettate  e  praticate  da  una  comunità  scientifica.  Lo  scienziato,  per  accettare  le  nuove scoperte, deve necessariamente mutare paradigma.
Egli parla di una condizione di “normalità” della scienza; la scienza “normale” non ha lo scopo di fare scoperte, ma rappresenta l’aspetto “convergente” che si oppone a quello “rivoluzionario”, generando così la “tensione essenziale” propria di ogni ricerca scientifica.



 
La ricerca “normale” è caratterizzata dalla convergenza di idee e teorie e tende a conservarle e a creare consenso. Perciò, in condizioni normali, lo scienziato è semplicemente un risolutore di “rompicapi”, cioè di questioni che si pongono all’interno della scienza normale e condivisa, senza che ciò abbia alcuna portata “rivoluzionaria”. Le rivoluzioni, al contrario, sono piuttosto rare, e presuppongono un cambiamento di paradigma.

Scopo  dell’opera  del  filosofo  è  provare  a  stabilire  a  quali  condizioni  si  determini  la possibilità di una rivoluzione intesa in tal senso.
La ricerca scientifica muove dal tentativo di risolvere rompicapi. È proprio nella soluzione di rompicapi che può capitare di trovare degli intoppi, dei problemi non risolvibili: queste “anomalie” preparano il terreno alle rivoluzioni scientifiche. Queste, a propria volta, determinano il sorgere di nuovi paradigmi, ovvero di nuove griglie interpretative a partire dalle quali leggere il mondo.

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